Home » Dite la vostra Mr. Darcy. Pubblico e privato in Jane Austen

Dite la vostra Mr. Darcy. Pubblico e privato in Jane Austen

Adalgisa Marrocco -collaboratrice dell’Huffington Post, blogger e anglista- pubblica per Rogas Edizioni un saggio che, nella sua grande agilità di lettura (poco più di cento pagine) offre a chi legge un’interessantissima analisi dello spazio pubblico e quello privato all’interno dei romanzi della cara Jane Austen, evidenziando in particolare quanto la dimensione domestica -e quindi privata- degli ambienti austeniani sia di fondamentale importanza per lo sviluppo, negli stessi, di una dimensione di intersoggettività. In Orgoglio e Pregiudizio Elizabeth e Darcy scoprono se stessi attraverso il rapporto continuo con l’Altro, e grazie all’Altro maturano e diventano consapevoli del loro ruolo e del loro corretto agire all’interno della loro società di riferimento. 

Pubblico e privato tra Seicento e Settecento

Nei romanzi austeniani in particolare bisogna rintracciare un processo che già da tempo aveva cominciato a cambiare la società inglese ed europea, e che l’autrice rende con grande chiarezza tra le pagine dei suoi romanzi. Si fanno più evidenti e significative le differenze tra pubblico e privato, vale a dire tra due spazi –fisici, mentali- che dialogano continuamente nella quotidianità delle famiglie e dei singoli, che hanno tra loro un rapporto dinamico. 

Ciò che è privato diventa sinonimo di libertà individuale, in particolare economica, e si lega alla sfera dei sentimenti e delle esigenze soggettive. Nel corso del Settecento cambia anche la pianta delle abitazioni per assecondare l’esigenza di privacy- e ciò che è pubblico definisce, invece, quel che ha ricadute comuni, in quanto mediato da un assetto istituzionale, ma non necessariamente statuale; un assetto che scaturisce dal sodalizio consapevole degli individui privati.

Marrocco evidenzia in maniera molto chiara all’interno del saggio quanto gli spazi domestici che noi siamo abituati a pensare come intimi, privati nel senso di nascosti, tolti allo sguardo degli altri, nel periodo nel quale Jane Austen scrive e vive sono vissuti in modo completamente diverso: un vivere la domesticità che dobbiamo impegnarci a comprendere veramente. La casa è spazio pubblico e privato allo stesso tempo, i differenti luoghi dell’abitazione hanno a loro volta differenti funzioni, “spazi in cui il singolo si stacca da sé per predisporsi all’incontro con l’alterità”. Incontro che diventa anche e soprattutto utile alla formazione di una propria intersoggettività, che può nascere solo in funzione dell’incontro con l’Altro.

Intersoggettività

Attraverso l’intersoggettività si verifica la convergenza di valori, norme e culture in vista del raggiungimento dell’accordo su una comune auto-comprensione che orienti l’azione del singolo”. 

Il processo che prende avvio all’interno degli spazi domestici nei romanzi austeniani è fondamentale agli individui perché permette loro di vivere consapevolmente all’interno della società. È lo scambio continuo con l’Altro che dà la possibilità al soggetto di comprendere, convivere e condividere il senso comune di una società specifica, quella della pseudo-gentry, vale a dire la borghesia di campagna.  

Ed è esattamente quello che imparano a fare Elizabeth e Darcy all’interno del romanzo e che Marrocco è capace di spiegare in modo molto chiaro: se all’inizio i nostri protagonisti definiscono se stessi in una dimensione completamente opposta al resto del mondo, sarà proprio l’incontro con l’Altro, lo sviluppo di una dimensione intersoggettiva appunto, a modificare tutto questo.

In un primo momento infatti Elizabeth vive immersa dentro se stessa, dentro al suo pregiudizio che la rende manchevole di responsabilità sociale nei confronti della comunità e famiglia che abita, di capacità di adattamento, di comprensione. Lo stesso vale per Darcy, che come vuole il titolo si trincera nel suo orgoglio, rivendicando una sprezzante superiorità morale che solo dopo il suo incontro con Elizabeth riuscirà a mettere in discussione. In questo senso dunque “il processo di apprendimento morale vede Elizabeth riconoscere l’errore del pregiudizio, mentre a Darcy spetta il compito di sdradicare il proprio orgoglio e la propria presunzione”.

Il discorso indiretto libero

Se gli spazi entro i quali si muovono i personaggi austeniani sono rappresentativi del rapporto dinamico tra pubblico e privato e utili alla formazione di una dimensione intersoggettiva, grande attenzione merita anche l’uso del linguaggio. Marrocco infatti riflette sull’utilizzo di una particolare forma di scrittura, il discorso indiretto libero, che risulta perfetto per sottolineare l’intreccio continuo delle dimensioni prima citate: 

il free indirect discourse segnerebbe il compromesso fra un autoritario spirito oggettivo-normativo e l’espressione dell’individualità. Il suo utilizzo, insieme a quello dell’ironia che caratterizza tutta la scrittura austeniana, va oltre la mera scelta stilistica. Questo stile, infatti, lascia trasparire la profonda modernità dei romanzi di Jane Austen, visti come rappresentazioni e interpretazioni del rapporto individuo-società”.

Il ruolo dell’ impartial spectator smithsoniano nella produzione di Austen

La parte finale del saggio di Marrocco è particolarmente importante e interessante perché si propone quasi di svelare il nucleo dei romanzi austeniani, il meccanismo fondamentale che motiva l’agire dei protagonisti nel mondo. L’autrice infatti avvicina l’opera e il pensiero di Adam Smith (filosofo ed economista scozzese) alla produzione della scrittrice inglese. I personaggi di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen agiscono e soprattutto maturano all’interno del romanzo grazie anche allo sviluppo di ciò che Adam Smith in The theory of moral Sentiment chiama  impartial spectator , o giudice interno: un’entità che “interviene a censurare i comportamenti che ledono [..] regole fondamentali, procurando vergogna e rimorso”. 

Sentimenti che nascono all’interno dei personaggi nel momento in cui il loro agire non procede nell’ottica del bene comune e della felicità altrui, ma del soddisfacimento di un bisogno o piacere personale. In quest’ottica Marrocco prende come esempio due coppie antitetiche all’interno del romanzo: da una parte Wickham e Lydia, dall’altra i nostri beniamini. Le loro sorti e soprattutto il giudizio da parte della società nei confronti delle due non potrebbero essere più diversi proprio perché mentre la prima coppia agisce pensando esclusivamente all’ egoistico soddisfacimento dei propri bisogni -Wickham ricerca solo il benessere economico, Lydia desidera sposarsi prima di tutte le altre sorelle-, la seconda coppia agisce in senso opposto, dopo un lungo e difficile processo di maturazione e comprensione del proprio ruolo all’interno della comunità. 

Se ti piace ciò che scrivo, considera la possibilità di offrirmi un caffè virtuale -di veri ne bevo fin troppi-, mi aiuterai a sostenere le spese legate al sito e farai felice una persona! Basta poco:)

Ale

Rispondi

Torna in alto
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: