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Un passo avanti: Le ragazze stanno bene

Abbiamo perciò deciso di condurre il lettore attraverso le tappe fondamentali e i temi ricorrenti nella vita di una giovane donna: dalla prima mestruazione alla pervasiva ossessione per il corpo, al mansplaining subito sul luogo di lavoro alla ricerca di modelli femminili a cui ispirarsi, dagli indumenti rosa alle relazioni sentimentali, da tutti i no che ci hanno detto a quelli che avremmo voluto dire.

Ho scoperto Giulia Cuter Giulia Perona -autrici di Le ragazze stanno bene– molto tempo fa attraverso Senza Rossetto, il podcast -disponibile su Querty, Spotify, Spreaker e iTunes- che attraverso la voce e le parole di diverse scrittrici italiane “affronta un tema legato alle convenzioni che la società attribuisce all’universo femminile“. Dal 2017 Senza Rossetto è anche una newsletter che bussa alle porte della mia casella postale ogni due settimane, di venerdì, e mi tiene aggiornata. Giulia e Giulia attraverso la newsletter fanno due cose per me importantissime: si raccontano e ci raccontano. Raccontano loro stesse attraverso ciò che succede in Italia, guardando molto all’attualità (penso alla shitstorm che si è giustamente scatenata intorno alle dichiarazioni di Amadeus nel periodo del glorioso Festivallo di Sanremo a inizio febbraio). E allo stesso tempo ci raccontano, nel senso che prendono il volo e guardano il mondo dall’alto, segnalando attraverso link e discussioni ciò che di interessante il mondo dell’internet -giornalismo, attivismo, video, film, lettura- ha da offrire.

Senza-Rossetto-©AlmaVassallo-web

Fortunatamente questo è l’impianto, lo scheletro sul quale si regge Le ragazze stanno bene, nelle librerie dal 5 marzo, edito da HarperCollins.

parlo di me, parlo di noi 

La voce del libro è una sola, ed è una soluzione narrativa estremamente efficace per un testo che punta ad essere più inclusivo possibile, con la non ovvia consapevolezza che

nel raccontare in prima persona la nostra esperienza, non possiamo prescindere da quello che siamo: trentenni italiane, bianche, eterosessuali e, certamente, privilegiate.

È una precisazione importante quella contenuta nell’introduzione al libro, perché rende la lettrice e il lettore immediatamente consapevoli della parzialità di ciò che viene e verrà detto, delle esperienze che saranno raccontate all’interno del libro, della vita di questa voce di donna che cammina al nostro fianco durante tutto il percorso di lettura. Partendo dunque da questo presupposto fondamentale, Le ragazze stanno bene attraversa la vita di una donna dall’infanzia all’età adulta. E così si parla di ciclo, educazione, corpo. La dimensione affettiva -sesso, relazione, matrimonio, maternità-. Il lavoro, la politica, il potere. E lo si fa attraverso aneddoti, esperienze, “storie personali ma anche universali“. Le amiche e gli amici che si sposano e figliano allegramente mentre io e poche altre rimaniamo in piedi, divise tra curiosità, disprezzo e invidia per quelle che possono o vogliono un futuro di questo tipo, tanto per dirne una. O la vergogna di scoprire la prima mestruazione e non sapere cosa fare, e cercare di non avvicinarsi troppo alle piante di casa per paura di farle appassire, o combattere il desiderio di lavarsi perché nonna ha detto che non si fa (questa l’ho aggiunta io).

senza_rossetto

i fatti 

Allo stesso tempo, i dati. Per questo prima ho parlato del libro come di uno strumento; non dunque solo la riflessione, ma anche e soprattutto l’informazione che genera consapevolezza, condivisione di esperienze e vicinanza. Perché se io so che nel 2017 le coppie nate a partire da Tinder o da altre app di dating sono la metà in più rispetto al 2009, non mi sentirò più una scema a pensare di poter dare una possibilità a questa modalità di incontro, che in Italia è ancora sottovalutata e circondata da una nebbia fitta di pregiudizi. O ancora, non mi sentirò più così sola e inerme se saprò che

secondo uno studio condotto su un campione di 424 donne italiane con figli di età compresa tra gli 0 e i quattordici anni e pubblicato nel 2018 sullo European Journal  of Obstetrics and Gynecology and Reproductive Biology il 21,2% delle intervistate afferma di essere stata vittima di violenza ostetrica.

…ma che cos’è esattamente la violenza ostetrica? Può voler dire tante cose, e nel libro se ne parla in maniera semplice ma immediatamente comprensibile. Così come si parla di body positivity e di fat shaming, di maternità e istinto materno (esiste? non esiste? quali studi sono stati fatti su questo tema?), di consenso -sessuale e non-, politica e lavoro.

la bibliografia ci salverà 

Ultima ma non ultima, lode alla bibliografia. Ricca ed esaustiva, guarda agli articoli giornalistici -numerosi- e alle ricerche scientifiche -numerosissime- cui si fa riferimento all’interno del libro. E ovviamente la saggistica e la narrativa, che personalmente userò senza ritengo per continuare a documentarmi e studiare queste tematiche, per informarmi e informare. Perché attivismo è anche questo.

01-04
L’illustrazione è di Paru Ramesh tramite questo articolo

⇒Link Amazon al libro lo lascio qui: https://amzn.to/2W5aVNI 

⇒Vi lascio anche il link a Querty, dove ci sono le puntate del podcast qui -ma le trovate su tutte le principali piattaforme di streaming-.

⇒Vi lascio anche il link alla newsletter, perché più siamo meglio è qui.

Ale

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