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Dracula, o sul nuovo Sherlock

L’ho vista.

La aspettavo da mesi questa serie televisiva, mi ha rapita fin da subito per un motivo particolare: la sceneggiatura ad opera di Mark Gatiss e Steven Moffat, creatori di quella meraviglia del piccolo schermo che è Sherlock (se non l’avete già vista che state aspettando? CORRETE!)

Dracula è bellissima..però. Ci sono una serie di però..

Ma andiamo per gradi. 

chi, cosa, come

La mini serie televisiva prodotta da BBC one e Netflix è andata in onda i primi giorni di gennaio sul canale inglese e, a partire dal quattro dello stesso mese, resa disponibile sulla piattaforma streaming. Le tre puntate della durata di un’ora abbondante -l’ultima è quasi un film con la sua ora e mezza di meraviglia- seguono la figura del conte sanguinario più famoso della letteratura e trascinano lo spettatore in un viaggio nello spazio e nel tempo. Dico questo perché ogni episodio ci porta in un luogo diverso, il paesaggio cambia e con lui i personaggi che ruotano intorno alla figura del vampiro e lo accompagnano -chi volontariamente, chi meno-, nel suo viaggio verso l’Inghilterra (obiettivo, questo, anche della sua controparte letteraria). La prima puntata esplosiva, la seconda intrigante, la terza a mio parere tenta di inserire troppi elementi e temi all’interno dell’episodio, e per forza di cose risulta dispersiva e a tratti affrettata, in ogni caso non al livello delle due precedenti.

Da guardare perchè:
Cast.

Tutti gli attori sono perfetti nella parte che interpretano, più azzeccati di così veramente sarebbe stato impossibile. Claes Bang è un Dracula incredibile. Sensuale e pericoloso, riesce a portare sullo schermo quella gentilezza affilata che fa il paio con il british humor che gli autori hanno deciso di donare al protagonista. Divertentissima la soluzione che vede il conte assorbire letteramente la vita delle sue vittime con tutte le conseguenze annesse –lingua, accento, modi di vedere e interpretare la realtà-; del resto, blood is lives. Per non parlare di Van Helsing, personaggio interpretato alla perfezione, in un ruolo allo stesso tempo originale e classico (altro non posso dire per evitare spoiler).

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Wit.

È la cifra distintiva della scrittura di Gatiss e Moffat, il motivo per cui continuo a guardare qualsiasi cosa che so essere stata scritta da questa coppia di autori rodati e bravissimi, per quanto a volte un po’ ridondanti. Sono divertenti, cercano di non risultare mai banali e secondo me danno il meglio quando sono alle prese con la tradizione, filmica o letteraria che sia. Ironia, umorismo, quel modo di essere continuamente inglesi che si prendono gioco di loro stessi e del pubblico che li guarda. Sentirsi dire sottovoce “rimani qui. Guarda cosa abbiamo pensato questa volta”.

The game is on.

Questa è un’osservazione che idealmente si colloca a metà tra i due estremi positivo\negativo riguardo a questa serie televisiva. Positiva perché come soluzione è risultata secondo me abbastanza intrigante e sicuramente originale rispetto ad un’impostazione più classica della vicenda del conte Dracula cui la tradizione cinematografica ci ha abituati. Negativa perché se, come gli autori hanno spesso annunciato durante le interviste, il loro obiettivo “finale” era quello di voler porre al centro il personaggio del vampiro, non l’hanno fatto.

Ho letto infatti diverse recensioni, e quasi tutte concordano nell’ individuare in Dracula l’unico protagonista delle tre puntate create attorno alla sua figura. Sforzo in ogni caso interessante perché a ben guardare il romanzo che lo ha reso immortale, il vampiro è presente, potremmo dire, a margine. Incombe sulla storia, ma non ne è il personaggio centrale, diretto.

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Man mano che i minuti passano però, anche solo considerando la prima puntata e non il complesso delle tre, è chiaro per me che a dominare non è affatto Dracula, bensì lo scontro\incontro tra lui e Van Helsing, personaggio –questo sì- portato in scena da Gatiss e Moffat in maniera davvero originale e adattissimo nel contesto della serie televisiva -la chimica tra due interpreti è pazzesca-. Il protagonista quindi solo ad un livello molto superficiale è Dracula: in realtà lo sono entrambi, e anzi forse più Van Helsing rispetto al vampiro. È la nemesi del conte che lo cerca e lo provoca, che in qualche modo  lo segue nel tempo e nello spazio di una vita immortale; Van Helsing scava dentro il conte alla ricerca delle sue debolezze e su questo lavorio incessante il personaggio-vampiro in qualche modo viene costruito, modellato come uno scultore con un blocco di marmo.

È grazie –o a causa- del confronto tra i due che la serie perde dopo poco tempo la patina horror e si trasforma in altro, qualcosa cui gli sceneggiatori degli episodi puntavano evidentemente fin dall’ inizio: una partita a scacchi. Ci sono sicuramente aspetti positivi e negativi rispetto a questa scelta. La storia classica viene ripresa e impastata fino a farle assumere una forma diversa, che però rimane facilmente riconoscibile, almeno per quanto riguarda le prime due puntate, che scelgono di rimanere vicine alle storie tradizionali. Entriamo insieme all’avvocato Harcher nella dimora del conte di Valacchia, gli facciamo compagnia mentre cena da solo davanti ad una tavola imbandita, siamo comodi insomma. Ci guardiamo intorno, osserviamo le pareti rovinate del castello antico e ci sentiamo a casa.

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Però.

il però. uno solo e ingombrante 

La serie televisiva soffre, in particolare considerando la terza ed ultima puntata, di quello che chiamo effetto Oasis. Gli Oasis sono divertenti da ascoltare, due brani di seguito li canticchio volentieri, li riconosco immediatamente alla radio perché hanno sviluppato nel tempo uno stile inconfondibile..che però dopo un po’ finisce per annoiare terribilmente.

Ecco, Dracula secondo me verso la fine soffre un po’ di questo difetto, provocato da ciò che in realtà più mi ha entusiasmata e spinta a guardare la serie televisiva in the first place. Lo stile Gatiss-Moffat -soprattutto l’insieme di trovate geniali, ironiche che ha reso un prodotto come Sherlock così riconoscibile- diventa, con lo scorrere delle ore, troppo ingombrante. Van Helsing risuona continuamente di Sherlock, cantano la stessa melodia sullo schermo: il modo di parlare, i siparietti tra il Van Helsing fisico e quello mentale, il modo di affrontare il problema.. che ok, quello di Dracula è un problema da risolvere in effetti, ma non un caso; Van Helsing in definitiva esce sempre più dal suo ruolo di cacciatore  di vampiri per entrare in quello dell’investigatore.

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Voto Finale? Sette e mezzo. 

Ale

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